Silvio Trentin

Nel contesto della resistenza, Silvio Trentin ebbe un ruolo essenziale per l'organizzazione della lotta in Veneto. Pur non partecipando in prima linea alla Resistenza sandonatese, fu sempre spiritualmente e ideologicamente presente e fonte di grande ispirazione per molti, fino agli ultimi giorni della sua vita.

Anche se, dopo la sua morte, la politica italiana si orientò in modo divergente rispetto alle sue tesi più radicali, oggi, molti aspetti del nostro sistema giuridico rappresentano il frutto dell’impegno politico e del lavoro auspicato da Silvio Trentin, come ad esempio il riconoscimento del ruolo fondamentale della classe lavoratrice, le dure lotte alla fine degli anni Sessanta contro il sistema di insegnamento autoritario nelle università italiane, l'introduzione di corsi e metodi di insegnamento adatti a stimolare l'impegno degli studenti nella vita universitaria.

La formazione di Trentin fu intensa e gli permise di entrare giovanissimo nel cuore del dibattito politico del Paese. Nacque l'11 novembre del 1885 a San Donà di Piave e venne educato dalla famiglia agli ideali della Rivoluzione Francese e del Risorgimento. A undici anni cominciò a frequentare a Treviso il Liceo-Ginnasio “Antonio Canova” e successivamente, a Venezia, il “Marco Foscarini”. Lì incontrò Pietro Orsi, un liberale dell'aristocrazia veneziana: sarà dalla sua vicinanza che Trentin ricaverà molte delle sue idee sulla storia.

Nel 1904 si iscrisse alla facoltà di Diritto Amministrativo all’università di Pisa, laureandosi con lode nel 1908. Questa facoltà, essendo la più giovane tra le discipline legali, gli offriva la possibilità di farsi promotore di idee innovative e personali. Trentin fu tra i primi in Italia a proporre una teoria della “Bonifica Integrale”, in quanto da sempre attento alla storia di quegli uomini del Veneto perennemente in lotta contro le alluvioni. Nel giugno del 1915 tornò a San Donà, dove si fidanzò e poi si sposò, il 1° aprile 1916, con Giuseppina Nardari, andando a risiedere in Viale dei Tigli (attuale Cesare Battisti). Il 23 luglio 1917 nacque Giorgio, ma dopo solo quattro mesi le truppe austriache occupano San Donà e gli sequestrano la casa per installarvi il loro quartiere generale. Sordo da un orecchio a causa di un incidente aereo, avrebbe potuto essere esonerato dal servizio militare, invece si arruolò come sottotenente volontario della Croce Rossa Italiana e collaborò all'organizzazione della rete di servizi sanitari civili e militari. Le ragioni del suo interventismo erano sostanzialmente quelle dei gruppi radicali, democratici, socialisti e riformisti, con cui si era identificato. Trentin decise di servire l'esercito poiché vedeva nella guerra una forma di lotta per la liberazione nazionale, che avrebbe portato a compimento il Risorgimento, una battaglia democratica contro il potere di Austriaci e Tedeschi per il diritto di autodeterminazione nazionale di tutti i popoli europei. Dopo gli eventi della Grande Guerra e con la conseguente instabilità della democrazia liberale, fu inizialmente affascinato dallo slancio politico di Mussolini; però, già a partire dal 1920, entrò risolutamente nei ranghi dell'antifascismo, lasciando spontaneamente la cattedra universitaria. Nel 1926, sentendosi in pericolo, andò in esilio in Francia e partecipò sia alla Resistenza francese sia, come organizzatore, alla Resistenza in Veneto. Nel 1929 aderì al movimento antifascista “Giustizia e Libertà”, basato sui principi del cooperativismo, dell'autonomia e della democrazia. Nel 1934 Trentin si trasferì a Tolosa, dove aprì una libreria che in poco tempo divenne un punto di riferimento intellettuale internazionale, frequentata da personalità di rilievo. Inoltre, sarà uno dei centri di smistamento dei volontari per la libertà durante la guerra di Spagna (1936-1939), oltre che un ritrovo per i fuggiaschi italiani.

Nel 1940 la Francia è occupata dai tedeschi. Rizzo tentò subito di organizzare un rientro in Italia, ma non vi riuscì per problemi di salute. Vi riuscirà solo nel ‘42. Rimase per un breve periodo a San Donà, per poi stabilirsi a Mira. Qui divenne il leader del Partito d'Azione e contribuì alla costituzione del Comitato di Liberazione Nazionale Regionale Veneto. Trentin auspicava una chiara e definita posizione rivoluzionaria, senza titubanze, da parte del Partito d'Azione, che non era mai riuscito a superare le divergenze tra socialisti, liberali e socialdemocratici. Riteneva altresì che fosse necessario abbattere con una rivoluzione il sistema capitalistico, per sbarrare il passo a possibili ritorni del regime fascista e garantire l'uguaglianza e la libertà, che il fascismo delle origini affermava senza aver mai realizzato. Obiettivo di Trentin era una società socialista, inquadrata in un ordinamento statuale a misura d'uomo. Per essere più vicino agli attivisti dell'università di Padova decise di trasferirsi nella città, dove nel novembre 1943 venne arrestato con l'accusa di attività antifasciste. Rilasciato il mese seguente, dopo pochi giorni venne ricoverato all'ospedale di Treviso in seguito a un attacco di angina pectoris. Nonostante la malattia e il trasferimento nel febbraio del 1944 alla clinica di Monastier di Treviso, Trentin fece il possibile per tenersi in contatto con i compagni di lotta e continuare a organizzare la Resistenza. Morì il 12 marzo 1944, dopo essere stato informato dai fascisti locali che stava per essere nuovamente arrestato e portato a Verona, per essere sottoposto a processo.

Fonti

  • M. Biason, Un soffio di libertà. La Resistenza nel Basso Piave, Nuova Dimensione -Iveser -Anpi S. Donà, Portogruaro, 2007
  • C. Polita, San Donà di Piave: piccola guida di una città senza storia?, Digipress, San Donà di Piave, 2016
  • F. Rosengarten, Silvio Trentin dall'interventismo alla Resistenza, Feltrinelli, Milano, 1980