Attilio Basso

“Dunque tu hai inteso che io sto benissimo e fra due o tre giorni vado al sanatorio e li stò finché mi mandano il mandato di scarcerazione da qui, oppure quando che finisce la guerra (così almeno sono libero) io me ne vengo a casa, che la fine della guerra non è lontana.” La speranza, palpabile nelle parole della lettera che Attilio Basso scrisse alla madre il 24 luglio 1944, naufragò due giorni dopo, quando una bomba esplose nella sede del Comando provinciale della GNR veneziana (Guardia nazionale repubblicana) a Ca’ Giustinian. Arrestato nel gennaio del 1944, il partigiano aveva contratto la tubercolosi in carcere e per questo al momento dell’attentato, compiuto dai partigiani, si trovava in ospedale. Dopo quell’avvenimento, venne ricondotto dal sanatorio al carcere. Il 28 luglio venne portato per rappresaglia, assieme ad altri dodici detenuti, sul luogo dell’attentato, ancora colmo di macerie. Lì Attilio Basso vide le guardie fasciste con il fucile puntato contro di lui.

Semplice fattorino di banca, marito fedele, padre di un unico figlio, cattolico praticante e comunista, morì a soli 22 anni.

Fonti

  • Commemorazione dei tredici Martiri nel XX anniversario della Resistenza, a cura dell’Amministrazione Comunale di San Donà di Piave
  • M. Biason, Un soffio di libertà. La Resistenza nel Basso Piave, Nuova Dimensione -Iveser -Anpi S. Donà, Portogruaro, 2007
  • Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana (http://www.ultimelettere.it), on line dal 26 aprile 2007, INSMLI
  • Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia (http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=3588), INFP - ANPI