ATTILIO RIZZO

“Italiani!

I fascisti, quelli veri e puri, che conosciamo ormai bene sotto il nome di “repubblicani”; coloro che si sono arrogati l’autorità di governare il popolo senza che il popolo l’abbia loro conferita, in quanto non è stato nemmeno interpellato, hanno la pretesa di voler insegnare agli italiani, che cosa sia l’onore.

In ogni città e in ogni villaggio essi sono conosciuti tutti, perché sono pochissimi (forse uno ogni duemila abitanti) e il loro contegno pubblico e privato dimostra a sufficienza, che cosa intendono per ONORE.

Per loro l’onore, cioè la grande reputazione o vanto, consiste nello servire lo straniero, quello stesso che fin dai tempi più antichi è sempre stato il nemico dell’Italia. Questo nemico è il loro amico per quanto egli stesso li disprezzi anche pubblicamente.”

Questo è un estratto di uno dei tantissimi proclami clandestini scritti da Attilio Rizzo, figura di riferimento della resistenza nel Basso Piave. Questi proclami, ciclostilati e distribuiti con la copertura di Mons. Luigi Saretta, avevano il compito di esortare gli abitanti delle cittadine del Basso Piave a insorgere e a combattere contro i fascisti, alleatisi con l’invasore tedesco.

Attilio Rizzo nacque a Villadose, in provincia di Rovigo, il 16 marzo 1892. Partecipò alla I Guerra Mondiale, durante la quale combatté dapprima sul fronte macedone, dove si ammalò di malaria, e successivamente sul fronte carsico, dove venne fatto prigioniero e internato prima a Braunau-am-Inn e poi a Mauthausen, campo di sterminio dove verrà deportato e in cui perirà per una broncopolmonite nel gennaio del 1945.

Nel 1919 aveva assunto l’incarico di geometra comunale della cittadina di San Donà di Piave, incarico che lasciò nel ‘23 perchè si rifiutò di giurare fedeltà al regime fascista.

Rizzo fu tra i partecipanti alle riunioni che si tennero a Passarella di San Donà di Piave, durante le quali, già nel 1940, vennero pianificati i movimenti delle cellule antifasciste del territorio del Basso Piave. Egli, assieme al cappellano don Ernesto Montagner, Beniamino Feruglio, Romualdo Boccato e l’Avvocato Alessandro Janna, diedero vita al Comitato per la Liberazione Nazionale del Basso Piave. In quell’occasione Attilio Rizzo scrisse una poesia datata 4 marzo 1940:


Alveo di Piave Vecchia che rinserri

limpida l’acqua in sì turbati giorni,

un simbolo, una voce, una speranza

susciti lieto a chi si appressa e ascolta.

Poi che racchiuse nel tuo grembo tutte

sono le gemme antiche e le memorie,

a te affidiamo, in questo primo incontro,

quale sacro forziere, il nostro voto.

Possa la libertà dir la parola,

che innalza, che ristora, che redime

e la giustizia possa sgominare

l’orror che incombe sulla Patria nostra.

Il terso specchio di quest’onda queta

pei figli nostri almen sarà d’auspicio.


Dal settembre del 1943 il Comitato di coalizione antifascista si affidò ad Attilio Rizzo per la segreta organizzazione di piccoli gruppi locali, aventi il compito di raccogliere quante più armi possibile. Fucili e mitragliatrici vennero reperite grazie all’assalto, avvenuto l’8 settembre, alla caserma “Acerbo” (inaugurata nel 1932 a San Donà di Piave) e al rinvenimento di armi gettate nel Piave da parte dei soldati appartenenti alla caserma stessa.

Piccole cellule partigiane, costituite da membri di eterogenei orientamenti politici, si costituirono in tutto il Veneto la brigata “Eraclea”, posta sotto la direzione di Attilio Rizzo, operò nei luoghi che si estendono tra i fiumi Piave e Sile e il territorio di Zenson di Piave. Importante fu, inoltre, il rapporto della brigata con i gruppi antifascisti di Treviso, formatisi prima dei movimenti veneziani e di fondamentale importanza per lo scambio di informazioni.

Le comunicazioni tra i vari gruppi, e in particolare tra la brigata “Eraclea” e i partigiani di Zenson di Piave, furono rese possibili grazie all’intenso lavoro delle staffette, tra le quali emerse Gilda Rado, futura moglie di Arturo Rizzo, figlio maggiore di Attilio.

Nel dicembre del 1943, durante una riunione di antifascisti, Attilio Rizzo venne catturato e imprigionato a Padova. A muoversi per la sua scarcerazione fu Mons. Saretta, di cui Rizzo era amico e collaboratore, attraverso la mediazione del parroco di Loria, Giuseppe Menegon. Quest’ultimo, infatti, si recò a Padova presso Albert Kaiser, comandante tedesco con cui era in buoni rapporti, per chiedere la liberazione di Rizzo. Menegon convinse Kaiser che Rizzo era stato semplicemente contattato da alcuni partigiani, i quali avevano provato a coinvolgerlo nella lotta di liberazione senza successo. Dalle lettere che Rizzo scrisse alla moglie dal carcere di Padova, in attesa di essere scagionato, sono tratti i brani riportati di seguito:

“[…]. Ancora non sono stato interrogato da alcuno ma sono tranquillissimo perché quello che è capitato a me poteva accadere a chiunque. Pensate che sono capitato in un ufficio, a Venezia, (nel quale dovevo recarmi per motivi professionali) ove stavano operando una perquisizione.

Sono stato perquisito anch’io e poi trattenuto per sospetto di non so che cosa. Anche Angelo, che mi teneva compagnia, ha subito la mia sorte ed è qui con me che attende l’interrogatorio.

Ci è proprio toccata la tegola sulla testa! Non allarmatevi di alcun che. Si tratta di avere pazienza e di attendere che venga il nostro turno per essere interrogati. […]

Padova, 4 gennaio 1944


[…] Angelo ti avrà detto per quale disgraziato caso sono qui e come io non sia coinvolto in nessun affare compromettente. Tu sai benissimo che sono sempre stato estraneo alla politica.

Purtroppo ora dovrò aspettare che vengano fatte le relative indagini per rintracciare la persona che si era presentata nel mio studio.

Mi auguro che la rintraccino presto e allora verrò ad abbracciarvi tutti e così sarà chiarito l’errore incorso e la mia innocenza. […]

Padova, 18 gennaio 1944"


Anche dopo lo scampato pericolo, Rizzo non ridusse la sua partecipazione al movimento di liberazione. Sempre nel 1944, infatti, prese parte alla “Missione Argo” con il compito di preparare l’arrivo per le truppe alleate, coadiuvando il lavoro dei capitani Rossoni e Veglia e del C.L.N. veneto. La missione venne intercettata e molti partigiani, tra cui lo stesso Rizzo, furono arrestati e trattenuti nel carcere di Venezia. Egli venne interrogato il 18 e il 19 agosto del 1944, quindi deportato nel lager di Bolzano nell’ottobre dello stesso anno, e, infine, trasferito nel campo di concentramento di Mauthausen, dove morì presumibilmente di polmonite il 15 gennaio 1945.

Attilio Rizzo fu particolarmente attivo nella vita sociale e politica della città di San Donà: aderì alla “Lega dei Padri di Famiglia”, al “Comitato esecutivo dell’Opera Salesiana”, divenne presidente della “Conferenza di San Vincenzo de Paoli” e fu uno dei fondatori della futura “Democrazia Cristiana” nel veneziano.

I contatti con Monsignor Saretta e con i parroci locali permisero alla brigata “Eraclea”, divenuta brigata “Piave”, di nascondere coloro i quali rifiutarono l’arruolamento nell’esercito della Repubblica Sociale Italiana dal novembre 1943 in poi. Le imprese di Attilio Rizzo e di tutti i partigiani che si opposero al regime fascista sono ricordate il 25 aprile di ogni anno e sono ricostruibili grazie ai documenti e ai testi ritrovati, molti dei quali scritti da Attilio Rizzo stesso. Fu insignito della medaglia d’argento per la Resistenza, per la dedizione e le capacità che palesò nell’organizzazione di una forte opposizione contro il nazi-fascismo; dai documenti si legge: “Con fervore di apostolo e di soldato, seppe trasfondere costantemente nei suoi collaboratori del movimento clandestino contro i nazi-fascisti il proprio entusiasmo e la propria fede nella rinascita dell’Italia”.

Nella città di San Donà di Piave è stata dedicata ad Attilio Rizzo la piazza ove egli risiedeva, cui è stato dato il suo nome. Tale piazza oggi accoglie il mercato del lunedì e la Fiera del Rosario, è particolarmente frequentata dai sandonatesi e custodisce l’iscrizione in memoria di uno dei più attivi antifascisti e partigiani della Resistenza del Basso Piave.

Fonti

  • M. Biason, Un soffio di libertà. La Resistenza nel Basso Piave, Nuova Dimensione -Iveser -Anpi S. Donà, Portogruaro, 2007
  • Conversazione con Morena Biason, 14/2/2019